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L'origine dell'idea
 
12 Novembre 1889
Nasce a St. Paul, nel Minnesota, William Roy DeWitt Wallace, quinto di sette figli.
 

21 Ottobre 1921

Wallace sposa Lyla Bell Acheson, a Pleasantville (N.Y.), figlia di un pastore presbiteriano e sorella di un compagno di corso di DeWitt al Macalester College.


 

1° Febbraio 1922

Esce il primo numero della Rivista Reader's Digest.


 

Anno 2001

Reader's Digest - la rivista più letta nel mondo:
48 edizioni, 19 lingue, oltre 100 milioni di lettori.


 


I Wallace avevano già una loro esperienza in campo giornalistico quando si conobbero e si sposarono: lui era figlio del Rettore del Macalester College nel Minnesota e proveniva dalla facoltà di Scienze Sociali dell'Università della California, a Berkeley. Andò volontario nella prima guerra mondiale, fu ferito sul fronte francese e in ospedale militare a Aix-les-Bains ebbe modo di leggere molti periodici americani, trovando i loro articoli quasi sempre poco chiari e troppo lunghi: passò 4 mesi di convalescenza a leggere, e a riflettere.
il materiale migliore del mondo era a disposizione: bastava scegliere il meglio e condensarlo, si poteva così dare ai lettori in un'unica pubblicazione tutto questo materiale che mai essi avrebbero avuto il tempo di leggere su tante altre riviste più importanti. Così Wallace, che aveva disposizione a scrivere, prese in mano carta e penna e cominciò a inventare il Reader's Digest.
Tornato in America nel 1919, dopo un anno di prove dette vita al numero zero, ne stampò qualche centinaio di copie e lo mandò in giro, offrendolo e offrendosi come direttore a vari editori in tutto il paese. Il risultato fu solo un cortese disinteresse: il più incoraggiante fu nientemeno che Randolph Hearst che gli disse che il Reader's Digest poteva forse col tempo raggiungere le 300.000 copie, troppo poco per un impero editoriale come il suo!

La nascita
Dopo tutti questi "no" Wallace furibondo per lo scacco e per la perdita - ma sempre convinto della sua idea - con la fidanzata Lyla che proveniva dal giornalismo sociale, formò una vera e propria Association, decidendo di dar vita comunque al progetto anche senza imprenditori o finanziamenti. Questi vennero attraverso una richiesta di sottoscrizione di abbonamento fatta con una circolare scritta da Wallace stesso e inviata a varie liste di professori e studenti di scuole, collegi, università e ad ex studenti. La circolare base era sempre uguale, solo che la prima pagina era ogni volta dattiloscritta da Wallace in stile diverso, a seconda del gruppo dei destinatari. La richiesta era di 1 dollaro "al buio", per iniziare un mensile con le caratteristiche che la circolare descriveva.

La storia
Poi i due andarono in viaggio di nozze: si erano stabiliti a N.Y. nel Greenwich Village, affittando anche uno scantinato sotto un ex "speak easy" dell'epoca del proibizionismo per uso di ufficio e magazzino. Prima di partire, avevano finito di spedire tutte le circolari. Al ritorno trovarono pacchi di lettere con quasi 5.000 dollari dell'epoca; aggiungendo altri 1.300 dollari riuscirono a ordinare la stampa di 5.000 copie del primo numero della rivista, il numero di febbraio del 1922: era nato il Reader's Digest.
Appena stampato il numero i Wallace ingaggiarono i clienti dello "speak easy" e le ragazze di un club benefico in fondo alla strada per imbustare e spedire le copie a quegli "ottimisti" che li avevano finanziati "al buio"; ammucchiarono i sacchi di riviste in un taxi e li portarono in posta, poi affannati, sporchi, sudati e ancora increduli brindarono al successo della rivista. Successo che le arrise immediatamente in misura superiore a ogni previsione e che continua a tutt'oggi.

Fin dal 1922 il Reader's Digest ha avuto ferree regole di giornalismo che tuttora devono essere rispettate. Principalmente queste norme consistono nella ricerca puntigliosa di testi destinati a restare interessanti nel tempo per il contenuto e per la concisione e la chiarezza della forma.
Ogni testo, prima della pubblicazione, viene inoltre sottoposto ad una minuziosa operazione di "checking", un controllo di tutte le informazioni mediante più fonti incrociate.
Viene in questo modo realizzata una rivista con numeri da record, di gran lunga la più diffusa e letta nel mondo, mentre Reader's Digest è oggi una delle Società leader, a livello mondiale, nel settore editoriale. Dal 1990 Reader's Digest è quotata alla Borsa di New York.

A conferma dell'amplissima diffusione di cui gode la rivista questi sono i paesi che ospitano il Reader's Digest nel mondo: Argentina, Austria, Australia, Belgio, Brasile, Canada, Corea, Danimarca, Filippine, Finlandia, Francia, Germania, Giappone, Gran Bretagna, Hong Kong, India, Malesia, Messico, Norvegia, Nuova Zelanda, Olanda, Polonia, Portogallo, Repubblica Ceca, Repubblica Slovacca, Russia, Singapore, Spagna, Stati Uniti, Sud Africa, Svezia, Svizzera, Tailandia, Ungheria.

La Reader's Digest Association, Inc. può veramente essere definita un'azienda globale. Si tratta infatti di una società che realizza nella pratica il concetto teorico di prodotti senza frontiere, adatti a soddisfare le esigenze di pubblici differenti che però condividono l'interesse per l'informazione e la cultura nelle diverse forme di espressione, anche tecnologicamente avanzate, che oggi sono rese possibili.

Ecco così realizzarsi il motto del Gruppo che a livello internazionale si esprime con l'inglese "plan globally and act locally" - "pianifica globalmente ed agisci localmente". Questo fa sì che la filosofia della Casa Editrice richieda una conduzione strategica univoca a livello mondiale, ma anche che i pubblici di tutti i Paesi siano sullo stesso piano, non esistendo lettori di "serie A" e lettori di "serie B". Proprio per questo Reader's Digest investe continuamente in ricerche e monitoraggi sull'evoluzione del pubblico dei differenti Paesi, in modo da poter rendere la propria offerta e i linguaggi di marketing utilizzati il più possibile idonei al target di riferimento. Così Reader's Digest può veramente essere considerato un Gruppo cosmopolita, senza confini, dove nessuna lingua o cultura possono essere definite straniere, così come è giusto che sia quando si parla di cultura e di informazione in un mondo moderno.